Il Social Media Manager oggi è una figura molto ricercata. In un contesto storico dove la comunicazione avviene principalmente online e si declina sui canali social, ogni azienda o studio professionale deve necessariamente dotarsi di una figura che conosca a fondo l’ecosistema digitale.
Il dubbio amletico che, a questo punto, sorge spontaneo è: meglio assumere un dipendente che si possa dedicare a tempo pieno alla gestione dei social media oppure è preferibile optare per un freelance/agenzia?
Non esiste una risposta unica perché molto dipende dalle dimensioni del committente (azienda o studio professionale), dal settore in cui opera, dalla tipologia e dalla quantità di lavoro da svolgere.
Allora, esaminiamo insieme per ciascuna figura quelli che possono essere i vantaggi e le criticità di ogni scelta.
Social media manager interno: presenza e focalizzazione
Se la tipologia di lavoro è tale da richiedere la necessità di una presenza che possa cogliere l’attimo, immortalare il dietro le quinte oppure carpire la novità, sicuramente optare per una risorsa interna è la scelta migliore. Solitamente i settori che richiedono un SMM interno e dedicato sono: PCO (Professional Congress Organizer), società che organizzano eventi, ristoranti, retail. Tutte quelle attività, insomma, dove è fondamentale poter contare su di una costante presenza qualificata.
Se l’azienda o lo studio professionale sono di grandi dimensioni e magari esiste già un reparto marketing o un ufficio preposto alla cura delle pubbliche relazioni, allora un SMM interno va ad integrare e a completare un team già esistente.
I vantaggi del SMM interno
Per riassumere, poter contare su di un SMM interno significa avere:
- Una risorsa sempre a disposizione e sempre aggiornata sulle novità interne
- Una presenza in grado di cogliere l’attimo
- Un collaboratore con cui interfacciarsi e confrontarsi subito in modo da accelerare la pubblicazione dei contenuti prodotti.
Gli svantaggi del SMM interno
L’azienda o lo studio professionale che optano per una presenza stabile devono considerare che allo stipendio mensile vanno aggiunti i contributi e tutte le necessarie coperture assicurative nonché tutto ciò che spetta per contratto.
La formazione professionale deve essere garantita dall’azienda o dallo studio professionale che se ne devono assumere il relativo onere economico.
Analogamente, il datore di lavoro deve fornire tutta la strumentazione necessaria per l’espletamento dell’attività, inclusi gli abbonamenti ai tools.
Risorsa esterna: freelance o agenzia
Se le dimensioni sono ridotte oppure se la tipologia del lavoro non richiede necessariamente un intervento immediato, allora si può optare per una collaborazione “esterna” affidandosi ad un freelance o ad un’agenzia.
I vantaggi della risorsa esterna
- Poter contare su uno o più (nel caso di un’agenzia) collaboratori esterni significa avere a disposizione un team altamente specializzato su ogni settore: videomaker, copywriter, content creator, community management e altro. Questo vale anche per il freelance perché chi lavora in proprio solitamente si avvale di colleghi con competenze specifiche in grado di soddisfare di volta in volta le specifiche necessità del cliente.
- Chi lavora “a partita iva” è solitamente flessibile quindi sa bene che il compenso deve essere commisurato alla mole di lavoro che spesso è altalenante.
- La formazione professionale, così come tutti gli strumenti ed i tools, sono a carico ed a cura del freelance o dell’agenzia
- Maggiore esperienza trasversale. Il freelance o l’agenzia probabilmente hanno già lavorato in quel settore o in settori simili: una preziosa esperienza verticale o trasversale che non può che essere un vantaggio per il cliente finale.
La modalità ibrida
A volte, in medio stat virtus, quindi la scelta migliore può essere rappresentata da una modalità ibrida.
Questa soluzione è certamente preferibile quando l’azienda o lo studio possiedono già un reparto una o più figure solitamente junior interne. In tal caso, il senior free lance o l’agenzia riescono si occupano di delineare la strategia, di supervisionare i contenuti sia testuali che video, di definire il PED (piano editoriale), di realizzare o ottimizzare le campagne pubblicitarie e di coordinare il team interno in modo da massimizzare gli obiettivi.
Se anche tu vuoi sapere come strutturare bene il tuo reparto marketing, contattaci subito per una consulenza.
Laura Caracciolo, Social Media Manager
