Aperto per ferie la strategia per scalare la visibilità nel periodo estivo

Aperto per ferie: la strategia per scalare la visibilità nel periodo estivo

Come trasformare il silenzio della concorrenza nella tua più grande opportunità di posizionamento digitale.

Arriva l’estate e la visione più comune è il classico cartello appeso, fisicamente o virtualmente, nelle vetrine di negozi, aziende e studi professionali.

Chi si ostina ancora a farlo ignora quello che oggi rappresenta un rischio di business enorme: mettersi in pausa proprio quando il pubblico target ha più tempo libero per guardarsi intorno, valutare opzioni e pianificare i passi successivi.

Chiuso per ferie: perché rappresenta un pericolo per professionisti e PMI

Chiudere la propria vetrina virtuale, cioè tutta la comunicazione digitale, significa praticamente uscire di scena e perdere quella grande fetta di pubblico che approfitta proprio del grande tempo libero a disposizione per pianificare nuovi acquisti o nuove strategie da implementare nel prossimo mese di settembre.

Le lunghe pause sotto l’ombrellone o le tranquille soste nei boschi rappresentano, infatti, momenti preziosi per raccogliere le idee e progettare la ripresa della stagione in modo da ripartire alla grande. In un contesto del genere, sparire dalla vista di potenziali clienti, significa lasciare spazio alla concorrenza pronta, invece, a cavalcare l’onda dell’entusiasmo estivo.

La strategia vincente per scalare la visibilità: 4 semplici step

Come conciliare, allora, la sacrosanta necessità di staccare la spina con l’esigenza di una presenza digitale costante? La risposta sta nella rimodulazione dei contenuti e nell'automazione intelligente. Ecco i 4 passaggi chiave:

  1. Aggiorna le informazioni sul sito, sui canali social, su internet. Se l’attività o lo studio professionale sono chiusi, meglio indicare i giorni di assenza in modo da evitare viaggi a vuoto e recensioni negative. Il cliente va sempre guidato con trasparenza
  2. Cambia il tone of voice: utilizza una modalità più snella, semplice e breve. Chi è in vacanza preferisce fruire di contenuti in modo agevole, senza sforzi; perciò, semplifica i concetti complessi per allinearti al ritmo rilassato dei tuoi utenti.
  3. Via libera a video (Reel o TikTok), caroselli e grafiche di grande impatto che aiutino la fruizione di contenuti in modo fluido richiedendo al destinatario il minimo sforzo cognitivo.
  4. L’autoresponder delle newsletter non deve indicare un generico “siamo chiusi dal … al… per urgenze chiamare…”: Non sprecare il potenziale del tuo database: meglio sfruttare questo canale per veicolare link al blog o a qualche guida gratuita con consigli e tutorial utili per pianificare il rientro.

L’organizzazione e la pianificazione sono l’asso nella manica

Per non essere travolti dal mare magnum delle incombenze, anche in questo caso la carta vincente è rappresentata dalla pianificazione. Utilizzando strumenti professionali di programmazione (come Meta Business Suite o Hootsuite), potrai strutturare un calendario editoriale ad hoc lasciando che le pubblicazioni vadano in totale autonomia ad agosto. Tu ti rilassi, la tua visibilità cresce.

Vuoi sapere come implementare la tua strategia di comunicazione in vista dell’estate?

Contattaci subito per una consulenza personalizzata

Laura Caracciolo, Social Media Manager

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Video, caroselli o immagini statiche: qual è il formato vincente?

Giorno nuovo, post nuovo. Le idee sono ben chiare, i contenuti sono definiti… adesso viene il bello! Quale formato scegliere per veicolare al meglio il messaggio?

Video, caroselli o immagini statiche? Quale di questi è più performante?

La scelta del formato non è solo una questione di moda o di gusto personale: è una vera e propria decisione strategica che ha un forte impatto su reach, engagement e conversioni.

In realtà, non esiste il formato "perfetto" in assoluto, ma esiste il formato giusto per il tuo pubblico target. Facciamo chiarezza ed esaminiamo i pro e i contro dei tre re indiscussi che animano i feed dei social.

Video, caroselli o immagini statiche: qual è il formato vincente?

Secondo qualcuno è "sorpassata": in realtà è la singola foto o la singola grafica ha ancora una potenza straordinaria, se usata correttamente.

  • Quando usarla: per lanciare un messaggio forte e univoco, per mostrare un singolo prodotto iconico, per condividere una citazione d'impatto o per post di "real-time marketing" dove la tempestività è tutto.
  • I vantaggi: richiede tempi di produzione ridotti rispetto a video e caroselli e, se il visual è magnetico, ha il potere di bloccare per un attimo lo scrolling dell'utente (il famoso thumb-stopping effect).
  • Il punto debole: lo spazio è limitato al testo della caption.

Il consiglio: usa le immagini statiche quando vuoi che l'utente compia un'azione immediata e non ha bisogno di troppe spiegazioni. Meno distrazioni, più focus.

Il Carosello: lo storytelling a portata di swipe

Il carosello (=più immagini scorrevoli) è il formato preferito dagli amanti della formazione e della narrazione su Instagram e LinkedIn.

  • Quando usarlo: per spiegare un processo "passo dopo passo", per mostrare un prima/dopo, fare un riassunto di un evento o presentare una mini-guida utile.
  • I vantaggi: Ha un tasso di engagement altissimo. Gli algoritmi lo adorano perché trattiene l'utente sul post più a lungo. Inoltre, se un utente vede il carosello e non interagisce, spesso la piattaforma glielo ripropone più tardi mostrando la seconda slide. Una doppia chance per farsi notare!
  • Il punto debole: Richiede un'attenta progettazione grafica e di copywriting per fare in modo che l'utente non abbandoni la lettura a metà strada.

Il Video (Reels, TikTok, Shorts): il re dell'algoritmo

I video brevi in formato verticale continuano a dominare la scena digitale. Se cerchi la massima visibilità organica, usali pure senza indugio.

  • Quando usarli: per mostrare il "dietro le quinte" del tuo brand, in modo da umanizzare il team, per dimostrazioni pratiche, per spiegare fatti o concetti altrimenti più difficili da mettere per iscritto, per dimostrare il funzionamento di un prodotto o servizio
  • I vantaggi: indubbiamente i video sono il formato più empatico.  Consentono di veicolare emozioni, trasmettono il tono di voce e la personalità come nessun altro medium. Inoltre, sono ideali per raggiungere un pubblico freddo (nuovi follower) grazie alla spinta che gli algoritmi danno ai contenuti video.
  • Il punto debole: Costi e tempi di produzione più lunghi e spesso anche elevati (ripresa, montaggio, sottotitoli).

Insomma, quale formato scegliere? La risposta corretta è: tutti, alternandoli con criterio.

Una corretta strategia di social media marketing va calibrata su un mix editoriale bilanciato in base ai tuoi obiettivi di business. Ad esempio, potresti usare i video per farti scoprire da nuovi potenziali clienti, i caroselli per dimostrare la tua competenza nel settore e le immagini statiche per presentare le tue offerte commerciali.

Il segreto sta nel testare, analizzare i dati di insight del tuo profilo e capire cosa risuona meglio con la tua specifica community.

Vuoi definire la strategia di contenuti perfetta per il tuo brand e smettere di pubblicare a caso? Contattaci subito  e progettiamo insieme la tua prossima mossa vincente sui social!

Laura Caracciolo, Social Media Manager

come riconoscere le fake news sui social

Oltre il Clickbait: come distinguere le notizie vere presenti nell’ecosistema social

Chissà quante volte ti sei trovato di fronte a notizie sensazionali che hanno suscitato stupore, meraviglia oppure totale disapprovazione.

Come ti sei comportato? Hai subito cliccato sul link per approfondire, salvo poi scoprire che si trattava di una bufala.

Una sensazione di svilimento che hanno provato in tanti. Mal comune mezzo gaudio? Purtroppo, no perché tutto questo porta a sviluppare un senso di diffidenza verso le notizie che circolano sul web e che portano, poi, a dubitare di qualsiasi cosa si legga.

Così, ci troviamo di fronte a due situazioni diametralmente opposte. Da una parte, la necessità di attirare un’attenzione sempre più calante spinge a scrivere titoli sensazionalistici con il solo scopo di catturare attenzione e azione nel giro di pochissimi secondi.

Dall’altra una prudenza sempre maggiore da parte degli utenti che nasconde un duplice timore: quello di trovarsi di fronte a notizie infondate e di aver cliccato su un sito “ruba-dati”.

Come si fa, allora, a separare i fatti dal rumore di fondo? Come si riconosce una fonte davvero attendibile?

Ecco la bussola da utilizzare per orientarsi nel variegato ecosistema dei feed quotidiani.

L'inganno del sensazionalismo: perché cadiamo nel Clickbait?

Prima di capire come difendersi, è utile comprendere come funziona il meccanismo. Le piattaforme social premiano il coinvolgimento (engagement). Un titolo che genera rabbia, paura o meraviglia viene condiviso e commentato più velocemente di un'analisi pacata e approfondita.

Questo fenomeno ha un nome: Clickbait (esca da clic). Chi crea fake news o disinformazione decontestualizza i fatti, esagera i toni o inventa di sana pianta notizie lo fa con la piena consapevolezza di sfruttare i nostri bias cognitivi, ovvero le nostre risposte emotive automatiche.

Come verificare una notizia in soli 4 punti.

La prossima volta che ti imbatti in una notizia "incredibile" o controversa, prima di cliccarci sopra, verifica questi elementi

1. Esamina l'URL e l'identità del sito

Molti portali di disinformazione utilizzano una tecnica chiamata typosquatting o clonazione visiva: scelgono loghi e nomi quasi identici a quelli di testate giornalistiche famose, modificando solo una lettera o l'estensione del dominio (ad esempio usando .co o .net invece del classico .it).

Cosa fare: Controlla attentamente la barra degli indirizzi del browser. Se il nome del sito ti suona strano o sconosciuto, cerca la pagina "Chi siamo" o le note legali per capire chi c'è dietro.

2. Vai oltre il titolo (e leggi l'articolo)

Il titolo è un semplice apripista: nel testo invece, la verità viene ridimensionata drasticamente, o addirittura smentita

Cosa fare: Prenditi trenta secondi per leggere l'intero contenuto. Se mancano dati, citazioni dirette o collegamenti a fonti ufficiali, la notizia poggia su basi d'argilla.

3. Cerca i riscontri incrociati

Una regola d'oro del giornalismo recita: una notizia non verificata da almeno due fonti indipendenti non è una notizia.

Cosa fare: Fai una rapida ricerca su Google inserendo le parole chiave della notizia. Se l'unico sito a parlarne è un blog anonimo o un profilo social privato, l'attendibilità è vicina allo zero.

4. Verifica la data e il contesto

Altro trucco consiste nel riproporre come appena accaduti avvenimenti risalenti ad anni fa, talvolta anche 5 o 10 anni or sono!

Cosa fare: Controlla sempre la data di pubblicazione originale dell'articolo e delle immagini (puoi usare la ricerca inversa delle immagini di Google per capire quando e dove una foto è apparsa online per la prima volta).

Perché la qualità dell'informazione riguarda anche il tuo Brand

Se gestisci un'azienda o sei un professionista, questo tema non è solo una questione di educazione civica digitale, ma di reputazione del tuo brand.

Condividere con leggerezza una notizia falsa sui canali aziendali, o anche solo commentarla senza averla verificata, può distruggere la fiducia che i tuoi clienti hanno riposto in te in pochissimi minuti.

Sviluppare un forte senso critico digitale non significa essere cinici, ma diventare consumatori (e divulgatori) consapevoli di informazioni.

Ti piacerebbe approfondire questo interessante argomento? Contattaci per maggiori informazioni

Laura Caracciolo, Social Media Manager

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Commenti negativi sui social: come trasformare una crisi in un’opportunità di Brand Reputation

Non lasciare che una critica rovini la tua immagine: scopri come gestire i commenti negativi con professionalità e trasformare un reclamo in un punto di forza per il tuo brand.

Ricevere una critica pubblica sulla propria pagina aziendale è il peggior incubo di ogni imprenditore. Spesso la reazione istintiva porta a cancellare subito il commento o, peggio, a rispondere con stizza. Tuttavia, nel mondo della comunicazione digitale, un commento negativo non è una condanna, ma un momento della verità.

Gestire correttamente un feedback critico può essere più utile di cento recensioni a cinque stelle. Ecco come muoversi senza perdere le staffe (e la reputazione).

1. La regola d'oro: Non cancellare (quasi) mai

Cancellare un commento non elimina il problema, lo amplifica. L'utente si sentirà ignorato e potrebbe spostare la sua rabbia altrove, magari su canali che non puoi controllare.

  • L'eccezione: Rimuovi i contenuti solo se contengono insulti, linguaggio d'odio, spam o violazioni della privacy. In questi casi, la tua netiquette aziendale ti protegge

2. Tempismo e Ascolto Attivo

La velocità è fondamentale, ma non deve andare a scapito della precisione. Prima di rispondere, analizza chi hai di fronte:

  • Il cliente insoddisfatto: Cerca una soluzione a un problema reale. Merita attenzione immediata.
  • Il troll: Cerca solo provocazione. In questo caso, una risposta breve, educata e risolutiva è il modo migliore per "disarmarlo".

3. La strategia del "Pubblico -> Privato"

La gestione della crisi avviene sotto gli occhi di tutti, ma la risoluzione deve essere chirurgica.

Il metodo migliore è rispondere pubblicamente per mostrare che l'azienda è presente, per poi spostare la conversazione in un canale riservato.

Esempio di risposta: "Ciao [Nome], ci dispiace molto per l'accaduto. Vogliamo approfondire subito la questione per risolvere il problema: potresti scriverci i dettagli in un messaggio privato o via email a [indirizzo]?"

Checklist: come rispondere senza sbagliare

Cosa fareCosa evitare
Mantenere la calma: Usa un tono professionale e pacato.Prenderla sul personale: Evita toni difensivi o sarcastici.
Ammettere l'errore: Se l'azienda ha sbagliato, l'onestà paga.Usare risposte standard: I "copia-incolla" irritano l'utente.
Offrire soluzioni: Passa subito dal "problema" alla "soluzione".Ignorare il commento: Il silenzio viene percepito come colpa.

L’importanza di una Social Media Policy

Per gestire queste situazioni senza stress, ogni PMI dovrebbe avere una Social Media Policy interna ed esterna. Questo documento stabilisce chi deve rispondere, con quale tono e quali sono i limiti invalicabili. Avere un piano d'azione pronto trasforma il panico in procedura.

Conclusione: Il valore della trasparenza

In Emera Comunicazione crediamo che la reputazione non si costruisca nascondendo la polvere sotto il tappeto, ma dimostrando responsabilità. Un brand che risponde con garbo a una critica mostra di essere solido, umano e orientato al cliente.

Ricorda: gli altri utenti non guarderanno il commento negativo, ma come la tua azienda ha saputo gestire la situazione. Hai ricevuto anche tu critiche e non sai come gestirle?

Contattaci subito per una consulenza personalizzata.

Laura Caracciolo, Social Media Manager

Perché i miei Like stanno diminuendo

Perché i miei "Like" stanno diminuendo? Spoiler: è una buona notizia.

Il calo dei Like non è un segnale di crisi, ma un cambio di algoritmo: nel 2026 contano Valore e Fiducia. Scopri perché Salvataggi e Condivisioni sono le vere metriche del successo.

Se gestisci in prima persona i social della tua azienda o del tuo studio professionale, probabilmente avrai notato un calo dei “like” sotto i tuoi post. Forse anche per te la prima reazione è stata di panico e di autoaccusa: " I miei contenuti non piacciono più?!"

La realtà, fortunatamente, è diversa: il calo dei like non è un segnale di crisi, ma l'evoluzione naturale dell’ecosistema digitale.

Continua a leggere e ti spieghiamo perché la "Like Vanity" è ufficialmente morta e quali sono, invece, le nuove metriche da tenere in considerazione.

Il nuovo paradigma: dalla reazione all'azione

Fino a qualche anno fa, il numero dei Like era indicativo del successo o meno di un post. Oggi, invece, nell'era della Social Search e dell'Intelligenza Artificiale, tutte le piattaforme (in primis Instagram, TikTok e LinkedIn) si sono adeguate ai cambiamenti diventando molto più sofisticate.

Questo significa che l'algoritmo non cerca più solo "approvazione", cerca rilevanza. I Like stanno diminuendo semplicemente perché gli utenti sono diventati spettatori più critici e meno inclini a interagire meccanicamente. Scendiamo su un piano più pratico.

Se un utente clicca sull'icona del segnalibro, sta dicendo alla piattaforma: "Questo contenuto è utile, lo salvo perché me lo voglio rivedere magari dopo con più calma".

Ecco, quello che devi sapere è che il salvataggio è il complimento più alto si possa ricevere nel 2026. Indica che hai creato qualcosa di educativo, ispirazionale o pratico. Un post con 50 like e 500 salvataggi vale dieci volte di più di un post con 1.000 like e zero salvataggi.

Le Condivisioni: il sigillo della Fiducia

La condivisione (nei DM o nelle Stories) è l'essenza stessa del "social". Quando qualcuno condivide il tuo contenuto, sta mettendo la propria faccia a garanzia del tuo brand. La condivisione porta il tuo messaggio a un pubblico nuovo in modo organico e autentico.

A questo punto, andiamo al pratico. Vediamo come leggere i dati in modo obiettivo e senza ansia.

Per capire se la tua strategia sta funzionando, smetti di guardare il totale dei like e inizia ad analizzare il Tasso di Coinvolgimento Reale. Ecco un’utile tabella riepilogativa

MetricaCosa indica nel 2026Valore Strategico
LikeApprezzamento rapido / AbitudineBasso
CommentiVolontà di dialogo e communityMedio-Alto
SalvataggiUtilità e valore nel tempoAltissimo
CondivisioniFiducia e passaparola digitaleMassimo

Per concludere, tre utili consigli.

Se vuoi che i tuoi contenuti continuino a performare, devi cambiare l'obiettivo della tua creatività:

  1. Sii utile, non solo bello: crea guide, checklist o tutorial che le persone vogliano conservare.
  2. Punta sulla condivisione: ogni volta che pensi a quale contenuto creare, chiediti sempre quale vantaggio ha per chi lo vede e perché mai dovrebbe condividerlo con la sua community. Rispondi sinceramente mettendoti nei panni dell’utente che lo andrà a visualizzare.
  3. Ottimizza per la Ricerca (SEO Social): cerca e usa parole chiave chiare nelle caption e nei sottotitoli. Se le persone trovano ciò che cercano, l'interazione sarà una logica conseguenza

Conclusione

Non aver paura dei numeri che scendono, se quelli che contano davvero — conversioni, fiducia e memorabilità — sono in salita.

Vuoi capire come migliorare la tua strategia social?

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Laura Caracciolo, Social Media Manager

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Newsletter: perché l’e-mail Marketing è ancora il Re della strategia digitale

Nel mondo frenetico dei social media, dove gli algoritmi cambiano da un giorno all’altro e le novità viaggiano alla velocità della luce, c’è uno strumento che non ha mai smesso di dominare la scena: la newsletter.

Spesso etichettato erroneamente come "vecchia scuola", l’e-mail marketing rimane, in realtà, uno dei pilastri più solidi e redditizi per qualsiasi business. Non è solo un modo per inviare aggiornamenti e comunicazioni: è un canale diretto e incredibilmente potente.

Se ti stai chiedendo se valga ancora la pena investire tempo e risorse in questo strumento, ecco 3 valide ragioni per cui la tua azienda o il tuo studio professionale dovrebbero seriamente considerarlo

1. Proprietà e Controllo: Il tuo Database è il tuo Tesoro

Sui social network (Instagram, Facebook, LinkedIn), sei "ospite" di una piattaforma di proprietà di terzi. Se l'algoritmo cambia o il tuo account subisce restrizioni, in un solo istante hai perso ogni contatto con tutto il tuo pubblico.

Con la newsletter, la lista contatti è tua. È un vero e proprio asset. Ma c’è di più! I destinatari sono lead, cioè pubblico “caldo” persone che si sono iscritte alla tua mailing perché interessate ai tuoi prodotti o servizi. Mandare una email a questo target significa tenere sempre caldo un pubblico che ha già acquistato o è pronto a riacquistare da te. Con la tua newsletter arrivi dritto nella casella di posta dell'utente, uno spazio privato e meno caotico di un feed social e senza dipendere dalle fluttuazioni di visibilità dettate dai colossi del web.

2. Personalizzazione e Segmentazione (Il messaggio giusto al momento giusto)

A differenza di un post generico visibile a tutti, l’e-mail marketing ti permette di parlare in modo specifico a diversi gruppi di persone. Grazie alla segmentazione, puoi inviare contenuti diversi in base agli interessi o al comportamento d'acquisto dei tuoi iscritti.

Ad esempio: puoi inviare uno sconto esclusivo ai tuoi clienti più fedeli e, al tempo stesso, una guida introduttiva a chi si è appena iscritto al sito.

Puoi anche chiamare per nome i destinatari e questa personalizzazione aumenta drasticamente il tasso di conversione: le persone sono molto più propense ad acquistare quando sentono che il messaggio è stato scritto appositamente per loro.

3. Il ROI (Ritorno sull'Investimento) più alto del mercato

Numeri alla mano, l’e-mail marketing continua a vantare il miglior rapporto costi-benefici tra tutti i canali digitali. Secondo le statistiche di settore, per ogni euro investito in e-mail marketing, il ritorno medio può superare i 30-40 euro. In più:

  • Bassi costi di gestione: oggi esistono strumenti professionali accessibili che permettono automazioni avanzate.
  • Conversione guidata: Attraverso una sequenza di e-mail ben progettata (il cosiddetto funnel), puoi accompagnare l'utente dalla curiosità iniziale fino all'acquisto finale in modo naturale e non invasivo.

Conclusione

La newsletter non è un semplice "invio di mail", ma una strategia di coltivazione della relazione (Lead Nurturing). In un'epoca di distrazioni costanti, avere il permesso di entrare nella posta in arrivo di un potenziale cliente è un privilegio che, se usato bene, trasforma i contatti visitatori, acquirenti e, infine, in ambasciatori del tuo brand.

Vuoi iniziare a costruire una strategia di Email Marketing che porti risultati reali? Noi siamo pronti ad aiutarti a disegnare newsletter efficaci, dal design accattivante e dai contenuti che convertono.

Contattaci subito per una consulenza personalizzata.

Laura Caracciolo, Social Media Manager

gestione social a costo zero

Gestione social a costo zero (o quasi). Ecco come fare

La paura di spendere troppo scoraggia la presenza sui social media. Eppure, con la giusta strategia è possibile ottenere buoni risultati anche con budget molto ristretti. Vediamo come

Uno dei falsi miti più diffusi è proprio quello di considerare il digital marketing come uno strumento appannaggio solo di grandi aziende multinazionali le uniche che, grazie a budget stratosferici e a team di super esperti, possono essere presenti sulle piattaforme e ricevere grandi ritorni in termini di investimento.

Come spesso accade, la realtà non uguaglia l’immaginazione. Avere tanti soldi e spenderli senza una precisa strategia alla base significa soltanto essere tronfi come pavoni che fanno una bella e vistosa ruota. Peccato, però, che dietro la ruota di like ed emoji ci sia soltanto un vuoto.

Utenti non in target, pubblico effimero, profili falsi… Insomma, tanta fuffa e poca concretezza.

Al contrario, un piccolo budget ben investito può fare la differenza.

Come attirare e convertire il pubblico giusto

Per parlare a chi ci vuole ascoltare, non c’è bisogno di alzare la voce. Basta solo dire le cose giuste nel contesto giusto. Ecco 4 semplici regole da seguire

1. Omnicanalità? No grazie

Non si può essere presenti sempre e dappertutto. Se il budget è limitato e le risorse pure, è inutile disperdere le energie. Meglio concentrarle per posizionarsi sulla piattaforma maggiormente frequentata dal nostro pubblico: solitamente LinkedIn per professionisti e aziende, Instagram, Tik Tok, You Tube per prodotti più visuali o direttamente indirizzati al consumatore finale.

2. Less is more

Bando a chi ancora insiste sul pubblicare sempre e comunque. Se non si hanno contenuti interessanti, meglio tacere. Oppure considerare di riciclare i contenuti. Ad esempio, un articolo può diventare un post, una infografica, un carosello o un reel. In questo modo, si ottimizza lo sforzo creativo di partenza.

3. Pubblicità sì o no?

Se per pubblicità si intende cliccare su "Metti in evidenza il post" allora NO grazie. Piuttosto, bisogna utilizzare il Business Manager e investire il denaro su:

  • Retargeting: in modo da mostrare gli annunci solo a chi ha già visitato il sito.
  • Pubblico Lookalike: ovvero chiedi all’algoritmo di mostrare i tuoi annunci solo a persone simili ai tuoi migliori clienti. Quando il target è molto specifico, i risultati sono di gran lunga superiori a qualsiasi campagna massiva.

4. Utilizzare l’AI per contenuti "in-house"

Oggi, grazie a tool di AI generativa si possono:

  • Generare bozze di copy (utilizzando i giusti prompt, proprio come abbiamo visto nel precedente articolo).
  • Ottimizzare le immagini
  • Realizzare reel o trasformare video in post testuali.

A questo punto, non ti resta che passare all’azione ma non senza aver effettuato un check ad inizio settimana.

Tre cose da fare ogni lunedì mattina

Per iniziare la settimana alla grande ricordati di:

  1. Analizzare i dati: questa azione ti consente di capire quale post performa meglio, in quale formato e quali contenuti il tuo pubblico gradisce di più. Sarà proprio questo quello sul quale investire.
  2. Chiudere gli account che non riesci a seguire: se una piattaforma non performa, meglio cessare l’account e concentrare le energie altrove. Non c’è niente di peggio che vedere account trascurati ma ancora “attivi”.
  3. Stanzia un micro-budget: una piccola somma: anche 100-200 euro al mese solo per attività di retargeting. È l'investimento con il miglior rapporto sforzo/rendimento.

Vuoi sapere come impostare una strategia all’insegna anche dell’AI?

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Laura Caracciolo, Social Media Manager

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Ecco come "comandare" l'AI per ottenere risultati: la magia del prompt e i suoi segreti

L’Intelligenza Artificiale non è una bacchetta magica, ma può diventare un vero e proprio collaboratore instancabile. A patto, però, di sapere come dare il giusto input. Il segreto risiede nel "Prompt": ecco come scriverlo per ottenere il massimo rendimento con il minimo sforzo.

L’Intelligenza Artificiale è diventata un vero e proprio boom. Peccato, però, che ad essa spesso ci si approccia in modo sbagliato. Chi la usa per lavoro ha l’aspettativa di ottenere risultati attraverso banali e generiche richieste del tipo: "Scrivi un post per Facebook" o "Crea l’immagine di una donna". In questi casi, l'output è deludente o fuori strada e non può essere diversamente dal momento che il comando impartito non dava le giuste direttive. Procediamo allora con ordine.

Che cos’è un Prompt e perché è importante scriverlo correttamente?

Quel che accade all’IA è esattamente quello che accadrebbe se tu dessi al tuo collaboratore istruzioni sommarie. Come potrebbe agire questi? Certamente sbagliando: nel senso che non potrebbe mai centrare la tua specifica richiesta. Il post era per LinkedIn o per Facebook? Il tone of voice doveva essere formale o più alla mano? La caption era destinata al pubblico giovanile di Tik Tok oppure a quello più aulico di X?

Il Prompt è esattamente questo: è una longa manus tra la tua visione strategica e la capacità di calcolo della macchina. Bisogna scriverlo bene dando istruzioni chiare, specifiche e sintetiche.

Solo in questo modo si possono ottenere vantaggi quali:

  • Risparmio di tempo
  • Contenuti specifici
  • Riduzione dei costi

La "Ricetta" di Emera per il Prompt Perfetto

Per smettere di ricevere risposte vaghe, ecco lo schema collaudato che puoi applicare anche tu:

  1. Assegna subito un ruolo: inizia con "Agisci come un esperto ..." (Social Media Manager, Copywriter, Commercialista, Consulente del Lavoro ecc.).
  2. Poi, fornisci il contesto: spiega chi sei (azienda agricola? Avvocato?) e a chi ti rivolgi (cliente storico, lead..) e perché ti stai rivolgendo a lui/loro. Insomma, non basta dire soltanto "Scrivi una mail", ma "Scrivi a (nome/cognome o nome azienda) un cliente storico che non acquista da diverso tempo motivandolo a rivolgersi nuovamente a noi".
  3. Definisci l’obiettivo: sii specifico sul formato (elenco puntato, numero di parole), sulla lunghezza e sul tone of voice (amichevole, istituzionale).
  4. Imposta eventuali paletti: definisci bene se c’è qualcosa da evitare ad esempio acronimi, termini troppo tecnici o citazioni di competitor.

Insomma, come avrai notato, il fattore umano resta fondamentale. Sta a noi saper "guidare" la macchina affinché sia performante al meglio.

Vuoi scoprire come utilizzare al meglio l’AI per la tua comunicazione?  Contattaci subito per una consulenza personalizzata.

Laura Caracciolo, Social Media Manager

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